Wired: Ninco Nanco segnalato tra i 10 viaggi del 2014

Alessandra Beltrame ha pubblicato su Wired una selezione di viaggi preferiti da 10 viaggiatori “green”,  tra i 10 viaggiatori top anche  Luca Gianotti, che considera il Cammino di ninco Nanco il viaggio dell’anno: ecco i consigli per i 10 viaggi dell’anno

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9 agosto: Avigliano – Potenza

Siamo arrivati a Potenza! Siamo partiti in 15 e arrivati in 12, a causa di infortuni lungo il cammino. Questo dimostra che il percorso era severo. Oggi, settimo giorno di cammino, abbiamo camminato 15 km sul Cammino di Ninco Nanco. Ma ormai si camminava veloci, e l’allegria dell’arrivo nascondeva la nostalgia della fine di un viaggio che rimarrà per tutti noi speciale. Siamo partiti all’alba da Avigliano, e subito il tratturo scompariva tra i rovi. Ma un colpo di fortuna ci ha fatto trovare un passaggio nel bosco e poi sui campi gialli già mietuti. Abbiamo continuato a salire fino al crinale di Montocchio. E qui sorge una riflessione sulle pale eoliche. Stanno spuntando come funghi in Lucania, al punto che ormai il paesaggio in molti tratti è dominato da questi giganti. Mi chiedo: se continuiamo così, cosa sarà del paesaggio? E una regione come la Basilicata, che nel paesaggio ha la sua risorsa maggiore, come potrà sopportarlo?

Sul crinale dove gli alberi sono rarissimi, ci fermiamo sotto una bella quercia per l’ultima lettura dell’autobiografia di Carmine Crocco, lettura che ha accompagnato tutto il viaggio.

Ma ecco che entriamo a Potenza, dopo lunga discesa, e la gioia dell’arrivo è tangibile. Ci aspetta l’incontro con Angela dell’ufficio stampa dell’Azienda regionale turismo, che ci intervista per farsi raccontare la nostra esperienza per loro da precursori del turismo a piedi in Vulture. I nomi dei nuovi briganti di Ninco Nanco arrivati e non arrivati a Potenza sono: Mirko, Marco, Gigliola, Chiara, Alessandra, Flavio, Alessandro, Ida, Patrizia, Mike, Claudio, Laura, Guido, Francesca, e Luca la guida. Bravi a tutti noi!

 
La preparazione del pane a Borgo Lamurese

Ho avuto la fortuna di assistere alla preparazione quotidiana del pane nel Borgo Lamurese ad Avigliano con i signori Sacco, che mi rendono partecipe di questo antico – e sacro – rito. Le foto però non fanno passare il profumo e gli odori buonissimi di questa lavorazione.
Accoglienza e generosità sempre protagoniste di questi luoghi e di queste persone.
Laura

La preparazione del forno, che viene scaldato per tre ore. Mentre scalda si arrostiscono dei peperoni.

 

8 agosto 2014: Lagopesole – Avigliano

Sesto giorno di cammino, sul Ninco Nanco. 13,5 km per andare da Castel Lagopesole a Avigliano, paese natale dell’uomo a cui è intitolato questo cammino. Un tratturo che sale diritto, tra campi gialli, fino al santuario della Madonna del Carmine. Poi giù verso Avigliano, una cittadina sonnecchiante. Sotto il paese c’è Borgo Lamurese , un bed&breakfast molto carino. Alla sera tutti alla notte di Ninco Nanco, a Frusci, nei campi dove fu ucciso.

Foto: Borgo Lamurese

Foto da: Borgo Lamurese

Chi nasce zappaterra
Penultima tappa, cominciano le riflessioni. Passo da Frusci, dove Ninco Nanco è morto. A 31 anni, un giovane uomo. In questi giorni abbiamo visto una terra bellissima, conosciuto un popolo gentile ed ospitale. Amo la Lucania e i lucani. Le tracce della guerra dei briganti sono scarse. Sul terreno e nei cuori della gente. Come dice Crocco nella sua autobiografia, il popolo lucano così come gridò “Viva Crocco” al suo ingresso nei paesi, così gridò “Viva Vittorio Emanuele” quando i Savoia riconquistarono il Vulture. Perché a questi contadini e pastori mansueti la guerra non interessa, non fa per loro. Gente pacifica.
Che vive di duro lavoro da secoli e secoli, e rivoluzioni e restaurazioni sono passate, effimere. Chi nasce zappaterra muore zappaterra.
Questi briganti sicuramente non erano banditi avidi di denaro, come li ha dipinti la storiografia dei vincitori. Giovani che avevano subito torti profondi, e nel vedere il loro territorio invaso da altri giovani che parlavano una lingua del nord, non potevano accettare una nuova ingiustizia, erano esasperati e passarono alla violenza, con rabbia. Quindi non possiamo chiamarli eroi, mitizzarli, hanno fatto del male. Ma possiamo dar loro nuova dignità, Ninco Nanco e Carmine Crocco erano giovani uomini che preferirono morire da ribelli piuttosto che chinare la testa. Non c’è molta differenza con Che Guevara.

Oggi sono passato da Frusci, una decina di case in mezzo alla campagna. Qui Ninco Nanco fu accerchiato in una capanna, si arrese e fu ucciso. A Frusci c’è un bella quercia in un prato, mi fermo a guardarla e a fotografarla, e penso che potrebbe avere l’età di Ninco Nanco. Circa 180 anni. Sento che in quella quercia c’è l’anima di Ninco Nanco, la sua anima prosegue il viaggio sotto forme pacifiche, ora. Mi fermo e immagino che il padre di Ninco Nanco quando nacque suo figlio piantò un alberello, per ricordarsi di quel bel momento, e quella quercia adesso ha 180 anni e ha visto tutto. Ha visto che ogni uomo nasce nel profondo buono, aperto al mondo, accogliente e generoso. Poi ad alcuni sfortunati arriva la sofferenza che porta alla guerra. La guerra è sempre sbagliata, la violenza fu terribile da entrambe le parti. Ma di ogni guerra si può dire chi non doveva esserci, in quel conflitto. I giovani bersaglieri piemontesi non dovevano essere qui. Immaginatevi se voi, poveri zappaterra, vedeste arrivare un popolo straniero che con le armi commetta ingiustizie. Potreste reagire con gesti di pace, oppure potreste darvi alla macchia e alla guerriglia resistente.
Ma oggi gli zappaterra lucani sono ancora qui.
Anche se molti sono emigrati, in questi giorni ho scoperto che sono più i lucani emigrati di quelli residenti. Qualcuno è rimasto, coraggioso e laborioso, a tentar di sopravvivere per amore della propria terra. Che è terra ricca di valori positivi.

Ieri ho conosciuto un contadino davvero speciale, si chiama Antonio, vive in una contrada sperduta, Sterpito di Sotto, che è pure più piccola di Sterpito di Sopra. Qui Antonio vive con la famiglia, e ora fa il contadino. Anche se non ne ha l’aspetto. Le donne del nostro gruppo lo ribattezzano “il Clint Eastwood del Vulture”. Lui è molto colto, cita i libri di Antonio Moresco e dice che ascolta solo Radio Tre. Ecco, questo è il simbolo positivo di questo viaggio, grazie alla cultura l’uomo pacifico cambia il mondo con piccoli gesti rivoluzionari (Antonio tiene puliti i boschi con la roncola, per consentire agli alberi di crescere meglio), recuperando un rapporto profondo con il proprio territorio, le proprie radici, la propria terra.

Luca Gianotti

La quercia di Frusci

Antonio di Sterpito di Sotto

Antonio di Sterpito di Sotto

Da dove passa la strada che porta ad un sorriso… ?

La ricerca di un sentiero è una prova di pazienza, un passaggio si trova guardando il colore della terra, si percepisce a pelle, lo si può anche annusare… nell’aria.
Quando cammini, lo sai che il passaggio è lì che ti aspetta, e mi piace pensare che forse anche lui vuole essere trovato, magari proprio da me.

A volte, anche nella vita, ci si cerca e ci si aspetta… anche per tanti anni, e poi però quando ci si trova, proprio come due amici, ci si vede un po’ invecchiati, ma ci si riconosce subito, senza esitazioni.

Penso
Da dove passa la strada che porta ad un sorriso… ?

Forse passa proprio dal sapere che anche se il tempo nasconde a volte le cose… di sicuro non le cancella

Mirko

 

7 agosto 2014: Priore – Lagopesole

Quinto giorno di cammino alla scoperta del Vulture, il Cammino di Ninco Nanco arriva a Castel Lagopesole, dopo 14 km di fuori sentiero.

Partiamo all’alba, colazione a Sant’Ilario, dove conosciamo il maestro artista Zaccagnino, che crea usando le canne. Poi Sterpito di Sotto e finalmente Lagopesole. Qui dopo la visita al castello ci aspetta una escursione organizzata per noi dal Gruppo Coordinamento Donne di Avigliano…

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La giornata si è chiusa alla grande per i briganti camminanti della Lucania. Visita a Toppo Li Sassi organizzata da Caterina Telesca e le donne del Gruppo Coordinamento Donne di Avigliano e Lagopesole. La Forestale ci ha aperto questo sito archeologico che si raggiunge a piedi, pitture rupestri di più di 10000 anni fa. C’erano tante persone… e alla fine dell’escursione nella contrada Carpini, una sopresa: una festa in nostro onore! (video) Peperoni cruschi, la strazzata (pane al pepe tipico dei matrimoni di Avigliano), salumi, vino, musica con l’organetto, e alla fine una tarantella tutti insieme. Che ospitalità stupenda!

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6 agosto 2014: Rapone – San Fele – Priore

Quarto giorno di cammino, 17 km, partiamo da Rapone, siamo stati ospiti della Locanda del Borgo, veramente eccellente, sia la struttura ricavata in una ex prigione di briganti, con belle camere, una cena ottima, il progetto di Piero, Michela, Viola e Gabriele è encomiabile, quattro ragazzi del paese, che hanno fatto esperienza fuori e hanno deciso di tornare per fare questa bella attività.

Arrivati all’imbocco delle cascate U Uattenniere di San Fele, ci aspettano Michele Sperduto, presidente dell’associazione che ha valorizzato queste bellissime cascate, riaprendo un bel sentiero dove un tempo andavano a fare il bagno i bambini del paese, e Fernanda Ruggiero, la vulcanica donna che tanto sta facendo per la valorizzazione di questa zona (di lei parleremo più tardi).

Dopo le cascate, visita a San Fele, un bel paese incastrato tra due monti rotondi. Poi la strada dei fiori fino a Pierno, visita all’abbazia con Padre Alberto. E l’arrivo a Priore, dove abbiamo dormito chi all’aperto sul prato, chi in una stanza. Priore è un borghetto che un tempo si può immaginare vissuto da un centinaio di persone, ora ci vivono 4 anziani, erbacce al posto delle strade, ma una fonte buonissima. Le due famiglie sono gentilissime, ci aiutano a sistemarci, ci offrono buon vino paesano e altre cose. Ora i figli , che vivono in Svizzera, sono tornati per le vacanze. (Luca Gianotti la guida)

San Fele. Terra di acque, santi e briganti Cascate U uattenniere cascata cascata 32c

 
Padre Alberto

Padre Alberto dell’abbazia di Pierno ci sta raccontando la storia dell’abbazia e di San Guglielmo da Vercelli, benedettino che voleva andare a Gerusalemme in pellegrinaggio ma non ci arriverà mai.

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Fernanda Ruggiero

Abbiamo incontrato Fernanda Ruggiero, una donna vulcanica, con una bella storia. Lei è irpina, vicino ad Avellino, poi ha lavorato come manager a Bologna. Per lavoro è arrivata a San Fele, e ha capito che doveva cambiare vita e trasferirsi qui. Sentiva che qui era la sua vita, e infatti poi ha anche costruito famiglia qui. Da consulente esperta di turismo, ma soprattutto da persona appassionata del suo nuovo territorio, crea iniziative a non finire, ha collaborato alla riscoperta delle cascate, organizza eventi, crea rete tra le persone, insomma sta facendo tanto per il territorio. E anche per noi del Cammino di Ninco Nanco ha fatto tanto, ci ha messo in contatto con tante persone e ci ha dato suggerimenti preziosi. A Pierno sta allestendo un giardino di rose e altre piante, ogni pianta è offerta e dedicata a qualcuno, anche la Compagnia dei Cammini ha una bellissima rosa rampicante! Grazie Fernanda!

Rosa dedicata alla Compagnia dei Cammini

 
 
Michele Sperduto

Incontriamo Michele Sperduto, presidente dell’associazione Cascate di San Fele U uatteniere. Insieme a un nutrito gruppo di volontari ha riaperto le cascate, perse nella vegetazione. Ora il sentiero è aperto e pulito, e ci racconta che ora le cascate sono una delle attrattive turistiche più frequentate della Basilicata. Arrivati in paese ci porta alla loro sede per vedere il modellino in legno di una gualchiera, che da il nome alla cascata, un mulino ad acqua per battere la lana. Nella foto con Luca Gianotti al quale consegna la tessera di socio onorario della loro associazione.

Il Quotidiano del Sud ed. Basilicata

Siamo sul Quotidiano della Basilicata!

 

5 agosto 2014: Calitri – Rapone

Terzo giorno di cammino, oggi 14 chilometri da Calitri a Rapone, tanto caldo, abbiamo evitato l’asfalto andando alla ricerca di improbabili sentieri spesso scomparsi nella vegetazione. Ma ce l’abbiamo fatta, e siamo orgogliosi e contenti! Siamo passati da alcune masserie, ci siamo fermati a chiedere acqua e abbiamo trovato una bella accoglienza curiosa e affettuosa.

Michele, un agricoltore che vive con la famiglia da generazioni in una masseria isolata sul confine tra Campania e Basilicata

Michele, un agricoltore che vive con la famiglia da generazioni in una masseria isolata sul confine tra Campania e Basilicata, ci ha accompagnati per un tratto per farci vedere il passaggio nella vegetazione di un fosso altrimenti non passabile, ecco che nella prima foto lo ringrazio. Mi ha raccontato quanto sia difficile ormai vivere di agricoltura e pastorizia, non trova neanche chi gli compra gli agnelli. I figli, come si può immaginare, non continueranno l’attività della masseria, troppo dura e troppo poco rimunerativa. In un’altra masseria abbiamo avuto il piacere di poter pescare l’acqua da un pozzo freschissimo. La signora della masseria subito si è spaventata, chi sono questi 15 che arrivano dal bosco e invadono la masseria? Mirko la tranquillizza, e lei diventa accogliente, ci lanciamo secchiate di acqua fresca e lei ci saluta gridando mentre ripartiamo.


un nascondiglio dei briganti?

A ora di pranzo non riuscivamo a trovare una bella ombra sotto cui riposare, ecco che dietro alcuni alberi è sbucato il rudere di una piccola casetta, in un punto panoramico che domina la valle. Un posto magico, dove abbiamo letto brani di Carmine Crocco e di Eugenio Bennato, e la suggestione era forte, avrebbe potuto essere un nascondiglio dei briganti?

Testo e foto di Luca Gianotti

Danielen Vito e Giuseppe

Daniele (cugino di Vinicio Capossela), Vito e Giuseppe, uomini gentili di Calitri. Daniele dice: siamo cugini, ma lui fa il musicista, io l’elettricista!

La ferrovia abbandonata

La ferrovia abbandonata (foto: Marco)

 

Citazione scelta da Chiara:

Arrivare fin quaggiù e arrivarci da solo, con le proprie gambe, è fare un viaggio fino alla perfiferia del rapporto con se stessi, è mettersi alla prova, è cercare, non scappare, ma andare fino in fondo a conoscere i propri fantasmi
[Jovanotti, Il Grande Boh!, 1998]