8 agosto 2014: Lagopesole – Avigliano

Sesto giorno di cammino, sul Ninco Nanco. 13,5 km per andare da Castel Lagopesole a Avigliano, paese natale dell’uomo a cui è intitolato questo cammino. Un tratturo che sale diritto, tra campi gialli, fino al santuario della Madonna del Carmine. Poi giù verso Avigliano, una cittadina sonnecchiante. Sotto il paese c’è Borgo Lamurese , un bed&breakfast molto carino. Alla sera tutti alla notte di Ninco Nanco, a Frusci, nei campi dove fu ucciso.

Foto: Borgo Lamurese

Foto da: Borgo Lamurese

Chi nasce zappaterra
Penultima tappa, cominciano le riflessioni. Passo da Frusci, dove Ninco Nanco è morto. A 31 anni, un giovane uomo. In questi giorni abbiamo visto una terra bellissima, conosciuto un popolo gentile ed ospitale. Amo la Lucania e i lucani. Le tracce della guerra dei briganti sono scarse. Sul terreno e nei cuori della gente. Come dice Crocco nella sua autobiografia, il popolo lucano così come gridò “Viva Crocco” al suo ingresso nei paesi, così gridò “Viva Vittorio Emanuele” quando i Savoia riconquistarono il Vulture. Perché a questi contadini e pastori mansueti la guerra non interessa, non fa per loro. Gente pacifica.
Che vive di duro lavoro da secoli e secoli, e rivoluzioni e restaurazioni sono passate, effimere. Chi nasce zappaterra muore zappaterra.
Questi briganti sicuramente non erano banditi avidi di denaro, come li ha dipinti la storiografia dei vincitori. Giovani che avevano subito torti profondi, e nel vedere il loro territorio invaso da altri giovani che parlavano una lingua del nord, non potevano accettare una nuova ingiustizia, erano esasperati e passarono alla violenza, con rabbia. Quindi non possiamo chiamarli eroi, mitizzarli, hanno fatto del male. Ma possiamo dar loro nuova dignità, Ninco Nanco e Carmine Crocco erano giovani uomini che preferirono morire da ribelli piuttosto che chinare la testa. Non c’è molta differenza con Che Guevara.

Oggi sono passato da Frusci, una decina di case in mezzo alla campagna. Qui Ninco Nanco fu accerchiato in una capanna, si arrese e fu ucciso. A Frusci c’è un bella quercia in un prato, mi fermo a guardarla e a fotografarla, e penso che potrebbe avere l’età di Ninco Nanco. Circa 180 anni. Sento che in quella quercia c’è l’anima di Ninco Nanco, la sua anima prosegue il viaggio sotto forme pacifiche, ora. Mi fermo e immagino che il padre di Ninco Nanco quando nacque suo figlio piantò un alberello, per ricordarsi di quel bel momento, e quella quercia adesso ha 180 anni e ha visto tutto. Ha visto che ogni uomo nasce nel profondo buono, aperto al mondo, accogliente e generoso. Poi ad alcuni sfortunati arriva la sofferenza che porta alla guerra. La guerra è sempre sbagliata, la violenza fu terribile da entrambe le parti. Ma di ogni guerra si può dire chi non doveva esserci, in quel conflitto. I giovani bersaglieri piemontesi non dovevano essere qui. Immaginatevi se voi, poveri zappaterra, vedeste arrivare un popolo straniero che con le armi commetta ingiustizie. Potreste reagire con gesti di pace, oppure potreste darvi alla macchia e alla guerriglia resistente.
Ma oggi gli zappaterra lucani sono ancora qui.
Anche se molti sono emigrati, in questi giorni ho scoperto che sono più i lucani emigrati di quelli residenti. Qualcuno è rimasto, coraggioso e laborioso, a tentar di sopravvivere per amore della propria terra. Che è terra ricca di valori positivi.

Ieri ho conosciuto un contadino davvero speciale, si chiama Antonio, vive in una contrada sperduta, Sterpito di Sotto, che è pure più piccola di Sterpito di Sopra. Qui Antonio vive con la famiglia, e ora fa il contadino. Anche se non ne ha l’aspetto. Le donne del nostro gruppo lo ribattezzano “il Clint Eastwood del Vulture”. Lui è molto colto, cita i libri di Antonio Moresco e dice che ascolta solo Radio Tre. Ecco, questo è il simbolo positivo di questo viaggio, grazie alla cultura l’uomo pacifico cambia il mondo con piccoli gesti rivoluzionari (Antonio tiene puliti i boschi con la roncola, per consentire agli alberi di crescere meglio), recuperando un rapporto profondo con il proprio territorio, le proprie radici, la propria terra.

Luca Gianotti

La quercia di Frusci

Antonio di Sterpito di Sotto

Antonio di Sterpito di Sotto

Da dove passa la strada che porta ad un sorriso… ?

La ricerca di un sentiero è una prova di pazienza, un passaggio si trova guardando il colore della terra, si percepisce a pelle, lo si può anche annusare… nell’aria.
Quando cammini, lo sai che il passaggio è lì che ti aspetta, e mi piace pensare che forse anche lui vuole essere trovato, magari proprio da me.

A volte, anche nella vita, ci si cerca e ci si aspetta… anche per tanti anni, e poi però quando ci si trova, proprio come due amici, ci si vede un po’ invecchiati, ma ci si riconosce subito, senza esitazioni.

Penso
Da dove passa la strada che porta ad un sorriso… ?

Forse passa proprio dal sapere che anche se il tempo nasconde a volte le cose… di sicuro non le cancella

Mirko

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...