Intervista a Radio Popolare

Radio Popolare, 30/07/2014: intervista a Luca Gianotti in diretta a Tamarindo, dal minuto 9.00

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Nuovi briganti

Se si parla di certi argomenti la retorica è sempre in agguato.
Il luogo comune, l’ideologia imperante.
La partigianeria invece va bene, come diceva Gramsci:
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” (Antonio Gramsci, 1917).
Ho sempre cercato di vivere seguendo queste parole.

Tra le illuminazioni ricevute sulla strada del mio incontro col brigantaggio, una importante è la lettura del libro “Terroni” di Pino Aprile. Mai retorico. Controcultura, contro verità, la verità dei perdenti. Come diceva un mio amico pochi giorni fa, Pino Aprile non è uno storico di professione (è giornalista) per cui agli storici delle Università dà piuttosto fastidio. Dà fastidio che sia arrivato prima lui. Facile accusare di voler creare una Lega del Sud, ecc. ecc. (e diamo subito voce ai detrattori, per non perder tempo, ecco qui: http://www.linkiesta.it/risorgimento-revisionismo-terroni-salvatore-lupo). Ma se leggete Pino Aprile leggerete proprio il contrario. Leggerete poca retorica, poca ideologia e poco leghismo.
Se avrete la pazienza di arrivare agli ultimi due capitoli leggerete che al posto della vendetta si propongono valori positivi e virtuosi per far si che dal Sud parta una rinascita per l’Italia intera. Possibile? Poco credibile? Tutt’altro. Se il Sud, dopo un processo di rilettura della propria storia, prendesse consapevolezza dei fatti accaduti centocinquanta anni fa, e senza più rimorsi né voglia di nascondere portasse i valori meridiani come antagonisti della società consumistica che sempre ha imperato nel Nord e che ora dimostra i suoi limiti, ecco che dal Sud potrebbero partire le spinte positive per la rinascita di un paese (la nostra Italia) che altrimenti sembra vecchio decrepito.
E qui mi fermo, non volevo fare un proclama.

Volevo dirvi che io sto col Sud. Sono partigiano. La cosa buffa è che sono del Nord. Ho gli occhi chiari e avevo (avevo…) i capelli biondi (ora sono grigi).  Origini tutte a Nord, Repubblica cispadana. Però ho imparato ad amare i valori del sud, la lentezza contro la vita frenetica, l’ospitalità e la generosità contro l’indifferenza e il sospetto, il buon cibo della terra contro il fast food.  Ho capito che dobbiamo esportare i valori del Sud al Nord, se vogliamo vivere bene. E trasformare le negatività (“terroni pelandroni e scansafatiche”) in positività (persone che hanno capito la decrescita per primi).
Si parte dalla memoria per provare a cambiare il presente.
Si deve partire dal quel lontano 1861.
Dai briganti.
Possiamo chiamarli così, con questo termine spregiativo? C’è chi dice che dobbiamo chiamarli ribelli, o partigiani, per rendergli di nuovo onore. A me però la parola “briganti” piace, ha un bel suono. Ci sono parole che da negative possono acquistare col tempo accezione positiva. Briganti ora lo è. Io mi sento un “nuovo brigante”, un brigante senza spada, senza fucile, ma con la voglia di essere antagonista.
E mi interessa scavare nella memoria del Sud, negli archivi dimenticati, perché quel che successe in quei giorni violenti e maledetti in parte spiega cosa siamo ora.

Camminare è uno strumento potentissimo per scavare negli archivi della memoria.  Camminare consente di vedere il mondo senza gli occhiali della velocità, delle ideologie, delle retoriche. Sempre di più mi interessa camminare per scavare. Ecco dove nasce il Cammino di Ninco Nanco, ma allo stesso modo ho creato il Cammino dei Briganti in Abruzzo, e il cammino Spirale della Memoria per scavare in altri archivi un poco più recenti.
Forse non salterà fuori niente di nuovo da quei cassetti, ma sono sicuro che chi camminerà su quei sentieri con consapevolezza tornerà a casa con le idee più chiare, ai pregiudizi avrà sostituito i giudizi, ai preconcetti i concetti. Pestando le storie, annusando i luoghi, abbracciando le persone.
Come dice un proverbio spagnolo: Caminar es atesorar!, cioè camminando si raccolgono tesori.
Noi ci proviamo, seguiteci, se volete.

Luca Gianotti

www.lucagianotti.it

Luca Gianotti

Riflessione personale

Cosa lega il sottoscritto al Vulture, da ardire di accompagnare un gruppo di camminatori in quella terra sconosciuta? Cosa lega chi vive in Abruzzo, a Tagliacozzo? Più di quanto pensiate. Intanto il brigantaggio, qui come là. E poi il generale spagnolo José Borjes, nato in Catalogna nel 1813 e José_Borjesmorto suo malgrado a Tagliacozzo nel 1861. Anno fatidico della nostra storia. Re Francesco II di Borbone mandò Borjes nel sud per sollevare le popolazioni contro i Savoia, che già si erano fatti malvolere. Borjes si allea con Carmine Crocco e questo inciucio, come lo chiameremmo oggi, ovviamente fallisce. Borjes e Crocco rompono, e Borjes torna mesto con una trentina di uomini verso Roma e la madrepatria, ma a pochi chilometri dalla salvezza, a Sante Marie, vicino a Tagliacozzo,  viene raggiunto dai bersaglieri che lo uccidono senza pietà.

Molto di quello che andremo a raccontare si riassume in queste due lapidi messe dal Comune di Sante Marie a ricordo del tragico evento: Continua a leggere