4 agosto 2014: Rionero in Vulture – Calitri

Secondo giorno del Cammino di Ninco Nanco nel Vulture. Altra giornata bella faticosa: 20 km di cammino, anche su terreno impegnativo. Siamo arrivati tutti a Calitri, un bel paese in provincia di Avellino, siamo arrivati piuttosto provati. Stasera ci aspetta una cena speciale, nelle grotte della Locanda dell’Arco.

Ecco alcune foto di oggi, nella prima i briganti del Cammino osano sfidare le correnti del fiume Ofanto. Ma al guado abbiamo rinunciato, meglio passare sul ponte!

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Filomena

Ecco la signora Filomena nella cui bella casa in campagna abbiamo dormito a Rionero in Vulture. Il sorriso dell’accoglienza! (Laura)

I camminatori non amano l’asfalto. Nel cammino di Ninco Nanco nei primi due giorni abbiamo fatto anche molto asfalto. Molte carrarecce, molte mulattiere, sono state asfaltate. La caccia al non asfaltato è il lavoro più grosso per un camminatore. E quando lo trovi, una bella carrareccia lunga chilometri, ti compiaci e ti senti viandante. Nel sud d’Italia, dove i sentieri non sono organizzati, è più difficile camminare, però c’è anche una sensazione opposta: il sentirsi in un luogo vero, non in un divertimentificio, un luogo vero è fatto di bello e di brutto, il camminatore consapevole deve conoscere entrambi, non nascondere la testa sotto la sabbia. Camminare vuol dire conoscere, noi ci stiamo provando.

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Lasciamo il Monte Vulture e camminiamo verso valle, in territori coltivati, verso il torrente Atella e il fiume Ofanto.

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Calitri è un grande e bel paese. Con uno degli uffici postali più famosi d’Italia. E un festival tra pochi giorni, lo Sponz fest ideato da Vinicio Capossela, ci si aspetta 50mila persone. Qui nel 1980 c’è stato il terremoto, si è costruito un paese nuovo di edilizia selvaggia, il centro storico è in parte abbandonato e paralizzato come se il terremoto fosse stato pochi anni fa. Peccato dover ripartire, a Calitri valeva la pena conoscere meglio questi posti!

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Calitri

 

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3 agosto 2014: Melfi – Rionero in Vulture

Oggi 20 km con dislivelli di 1000 metri in salita e altrettanti in discesa. Inizio piuttosto faticoso! Ecco qualche foto, nelle faggete sembra di veder spuntare i briganti di Carmine Crocco da un momento all’altro… vicino alla cima del Monte Vulture c’è un rifugio gestito dal Cai di Melfi, sono molto ospitali, stanno cucinando i finferli che hanno appena raccolto. Poi la discesa ai laghi di Monticchio e la lunga strada fino a Rionero, il paese di Carmine Crocco.

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Le brigantesse del Cammino di Ninco Nanco condividono con voi questo brano dall’autobiografia del brigante Carmine Crocco: “ho inteso da certi uomini dire: «Eh sono femmine e basta!» quale disprezzo massimo per le donne. Taci fellone: la femmina è la madre dell’uomo, la femmina è la moglie dell’uomo, senza di essa non vi è vita. La femmina è la figlia dell’uomo senza di essa non vi è padre contento; e finalmente la femmina è sorella dell’uomo e senza di essa non vi è fratello contento, né famiglia contenta.” Siamo partiti, anzi, siamo al rifugio sotto il Monte Vulture! #camminoninconanco

Brigantesse

Rionero in Vulture, un grande paese, con ospitalità calorosa. Le tracce di Carmine Crocco sono ovunque. Bella cena con orecchiette con cime di rapa, strascinati, e altre buone cose. Il vino è forte, si beve in modo generoso.

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Monte Vulture

Foto del Monte Vulture fatta da Rio Nero, è la cimetta più a destra. Foto scattata dalla dimora dove parte del gruppo ha alloggiato, in piena campagna (Laura)

Mi sono sentito a casa, quando una signora, con occhi orgogliosi, scendendo dal treno mi ha stretto la mano e mi ha dato un caloroso benvenuto nella sua Melfi.
Mi sono sentito a casa quando ho incontrato il sorriso di Patrizio, un ragazzo di Rionero che passava in auto per strada e che, vedendoci un po in difficoltà ha dato un passaggio in centro paese a tutta la compagnia (siamo in 15!)
Sentirsi a casa quando si è in cammino, è quando ci si sente desiderati dai luoghi e dalle persone che incontri, quando percepisci la loro vicinanza, lo vedi dagli sguardi curiosi, lo cogli dai gesti.
Chi cammina sa che può trovare una casa ovunque vada, perché il camminare porta con se un animo aperto pronto a conoscere ed a incontrare, se poi quando le persone ci sono davvero, e negli incontri ti offrono oltre a quello che hanno anche una parte di loro stessi, ecco che davvero la magia accade.
Mirko

faggio

Questa foto me la sono ritrovata sul tablet senza averla modificata così. Era una foto di un faggio, e ecco lo spirito del faggio, che mi parla di luoghi magici, nascondigli di briganti, mi vien voglia di nascondermi nella faggeta! (Luca G)

2 agosto 2014

Con l’augurio che il cammino di Ninco Nanco sia una esperienza condivisa perché grazie agli Intenti ci consentirà di Attraversare e farci Attraversare da Molteplici Spazi e Anime… È la geofilia che emerge, quel desiderio di Terra, la passione per chi la transita… che si fa condividendo con gli altri e con la volontà di ricostruire itinerari seminando Capitali e Paesaggi Umani…
Chiara

Melfi

Il gruppo del #camminoninconanco si è riunito, domani si parte!

Città di Melfi (Pz). È severamente proibito giocare al pallone

Melfi, la prima città in cui è “severamente” proibito giocare a pallone. Peccato che giocare sotto il cartello sia così eccitante…

 

Nuovi briganti

Se si parla di certi argomenti la retorica è sempre in agguato.
Il luogo comune, l’ideologia imperante.
La partigianeria invece va bene, come diceva Gramsci:
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” (Antonio Gramsci, 1917).
Ho sempre cercato di vivere seguendo queste parole.

Tra le illuminazioni ricevute sulla strada del mio incontro col brigantaggio, una importante è la lettura del libro “Terroni” di Pino Aprile. Mai retorico. Controcultura, contro verità, la verità dei perdenti. Come diceva un mio amico pochi giorni fa, Pino Aprile non è uno storico di professione (è giornalista) per cui agli storici delle Università dà piuttosto fastidio. Dà fastidio che sia arrivato prima lui. Facile accusare di voler creare una Lega del Sud, ecc. ecc. (e diamo subito voce ai detrattori, per non perder tempo, ecco qui: http://www.linkiesta.it/risorgimento-revisionismo-terroni-salvatore-lupo). Ma se leggete Pino Aprile leggerete proprio il contrario. Leggerete poca retorica, poca ideologia e poco leghismo.
Se avrete la pazienza di arrivare agli ultimi due capitoli leggerete che al posto della vendetta si propongono valori positivi e virtuosi per far si che dal Sud parta una rinascita per l’Italia intera. Possibile? Poco credibile? Tutt’altro. Se il Sud, dopo un processo di rilettura della propria storia, prendesse consapevolezza dei fatti accaduti centocinquanta anni fa, e senza più rimorsi né voglia di nascondere portasse i valori meridiani come antagonisti della società consumistica che sempre ha imperato nel Nord e che ora dimostra i suoi limiti, ecco che dal Sud potrebbero partire le spinte positive per la rinascita di un paese (la nostra Italia) che altrimenti sembra vecchio decrepito.
E qui mi fermo, non volevo fare un proclama.

Volevo dirvi che io sto col Sud. Sono partigiano. La cosa buffa è che sono del Nord. Ho gli occhi chiari e avevo (avevo…) i capelli biondi (ora sono grigi).  Origini tutte a Nord, Repubblica cispadana. Però ho imparato ad amare i valori del sud, la lentezza contro la vita frenetica, l’ospitalità e la generosità contro l’indifferenza e il sospetto, il buon cibo della terra contro il fast food.  Ho capito che dobbiamo esportare i valori del Sud al Nord, se vogliamo vivere bene. E trasformare le negatività (“terroni pelandroni e scansafatiche”) in positività (persone che hanno capito la decrescita per primi).
Si parte dalla memoria per provare a cambiare il presente.
Si deve partire dal quel lontano 1861.
Dai briganti.
Possiamo chiamarli così, con questo termine spregiativo? C’è chi dice che dobbiamo chiamarli ribelli, o partigiani, per rendergli di nuovo onore. A me però la parola “briganti” piace, ha un bel suono. Ci sono parole che da negative possono acquistare col tempo accezione positiva. Briganti ora lo è. Io mi sento un “nuovo brigante”, un brigante senza spada, senza fucile, ma con la voglia di essere antagonista.
E mi interessa scavare nella memoria del Sud, negli archivi dimenticati, perché quel che successe in quei giorni violenti e maledetti in parte spiega cosa siamo ora.

Camminare è uno strumento potentissimo per scavare negli archivi della memoria.  Camminare consente di vedere il mondo senza gli occhiali della velocità, delle ideologie, delle retoriche. Sempre di più mi interessa camminare per scavare. Ecco dove nasce il Cammino di Ninco Nanco, ma allo stesso modo ho creato il Cammino dei Briganti in Abruzzo, e il cammino Spirale della Memoria per scavare in altri archivi un poco più recenti.
Forse non salterà fuori niente di nuovo da quei cassetti, ma sono sicuro che chi camminerà su quei sentieri con consapevolezza tornerà a casa con le idee più chiare, ai pregiudizi avrà sostituito i giudizi, ai preconcetti i concetti. Pestando le storie, annusando i luoghi, abbracciando le persone.
Come dice un proverbio spagnolo: Caminar es atesorar!, cioè camminando si raccolgono tesori.
Noi ci proviamo, seguiteci, se volete.

Luca Gianotti

www.lucagianotti.it

Luca Gianotti